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Categoria: Ricerche

Il 9° Rapporto Nazionale sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes e Telefono Azzurro

Eurispes e Telefono Azzurro hanno presentato il 9° Rapporto Nazionale sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Dallo studio emerge una generazione di bambini sempre più tecnologici, divisi tra cellulare e web: il 57,5 % dei bambini possiede un cellulare mentre il 73,4 % ha un PC.

Il cellulare si riceve in genere tra gli 8 e i 9 anni (il 34,9 %), ma ci sono anche bambini più precoci che hanno un cellulare già tra i 6 e i 7 anni (il 17,6 %). Il cellulare viene usato per chiamare e inviare SMS a mamma e papà, ma anche per fare foto o tenersi in contatto con gli amici.

In media i bambini cominciano a usare abitualmente internet a 10 anni, ma è in crescita la percentuali di quelli “connessi” già a 6 anni. Il web viene usato per i compiti, i giochi e per scaricare musica.

Quasi la metà degli maschi ha dichiarato di aver usato videogiochi violenti (il 47,6 %, mentre solo il 31,6 % delle femmine dichiara di aver giocato come game inadatti).

Indice puntato contro i genitori. Secondo gli autori dello studio sarebbero incapaci di accompagnare i figli nel mondo delle nuove tecnologie.

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Videogame violenti: quali effetti sui bambini?

I videogiochi violenti creano bambini violenti? Il dibattito è aperto ormai da anni, con ricerche che si smentiscono a vicenda. Gli ultimi studi pubblicati dalla rivista Pediatrics, provenienti dal Giappone e dagli Stati Uniti, mettono sotto accusa i videogame, accusati di aver effetti dannosi sui bambini.

Gli studi giapponesi hanno focalizzato la loro attenzione su tweens e adolescenti, mentre quello americano ha studiato le reazioni ai videogiochi violenti di bambini tra i 9 e i 12 anni. Il risultato è però sempre lo stesso: i bambini che giocano con videogame violenti hanno più probabilità di manifestare comportamenti aggressivi. Il principio alla base di questa tendenza sarebbe l’imitazione: i bambini interiorizzano il messaggio del videogioco che il mondo è un luogo ostile.

C’è però già chi critica il risultato degli studi. Cheryl K. Olson, co-direttore del Center for Mental Health and the Media at Massachusetts General Hospital in Boston sostiene che la violenza in sé non è il problema, ma come viene rappresentata. “Credo che potrebbero esserci problemi con alcuni videogiochi violenti con alcuni bambini”, ha dichiarato Olson.

Fonte:
l’articolo della CNN sugli studi di Pediatrics

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I bambini meno esposti alla pubblicità su internet

Mentre la TV bombarda i bambini con i suoi spot, il web per il momento sembra essere ancora meno esposto all’invasione della pubblicità. Da uno studio di Nielsen Online emerge che i bambini e gli adolescenti incontrano online meno pubblicità che gli adulti.

I bambini dai 2 agli 11 anni hanno il livello più basso di esposizione all’advertising online. I più esposti sono invece gli anziani sopra i 65 anni.

I risultati della ricerca sono giustificati dal fatto che i siti per bambini spesso contengono molti meno banner rispetto a quelli per adulti.

Fonte:
l’articolo di AdWeek sullo studio di Nielsen Online

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Le abitudini dei bambini sui mondi virtuali

Dubit Reasearch ha indagato le abitudini di bambini e pre-adolescenti sui mondi virtuali. Per lo studio sono stati intervistati 600 ragazzi britannici tra i 7 e i 12 anni. Ecco alcuni dei risultati di Tweens and Virtual Worlds:

- il 73% dei ragazzi inglesi partecipa a un mondo virtuale;
- il mondo virtuale più popolare è Club Penguin (con il 43% delle preferenze);
- i 10 mondi virtuali più popolari si dividono la quasi totalità dei bambini;
- il pubblico di questi siti è equamente diviso tra maschi e femmine;
- il 45% dei bambini nota la pubblicità su questi siti (il 19% “spesso”, il 26% “a volte”);
- i ragazzi apprezzano la pubblicità sui mondi virtuali: il 70% giudica positivamente la sua presenza.

Fonte:
l’articolo di Virtual Worlds Forum dedicato alla ricerca Tweens and Virtual Worlds

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Internet aiuta le famiglie a stare unite (ma offre immagini pericolose)

Internet fa bene. Secondo uno studio del Pew Internet & American Life Project la diffusione delle nuove tecnologie tra i più piccoli servirebbe a tenere unite le famiglie. Contrariamente a quanto spesso si pensa, internet e i cellulari non isolano i bambini dai bambini, ma al contrario costituiscono una sorta di cordone ombelicale virtuale che aiuta i familiari a rimanere in contatto.

SMS, email e Twitter sono gli strumenti attraverso cui i genitori possono essere sempre informati su quello che i bambini stanno facendo. Il cellulare rimane il sistema di comunicazione più diffuso tra genitori e figli, ma le coppie con figli usano di più internet rispetto a quelle senza figli.

Internet fa male. 3 bambini su 4 in Gran Bretagna si sono imbattuti in immagini online che hanno offeso la loro sensibilità. Secondo quanto sostenuto dalla National Society for the Prevention of Cruelty to Children (NSPCC) sarebbe troppo facile imbattersi in immagini violente e dal contenuti pornografico. La proposta di NSPCC è di vendere i computer con un software di Parental Control già installato.

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Rischi e opportunità per i bambini su internet: lo studio di EU Kids Online

Internet: rischio o opportunità? EU Kids Online, il network che riunisce i ricercatori europei che si occupano del rapporto tra bambini e nuove tecnologie, ha pubblicato un nuovo studio dedicato proprio a questo argomento.

Ecco in breve alcuni dei risultati dello studio dedicato ai rischi e alle opportunità del web per bambini:
- più i genitori usano internet più lo fanno i bambini. Mentre gli adolescenti sono i veri pionieri digitali in Europa e usano il web più dei genitori, nel caso dei bambini i genitori hanno ancora il ruolo di guida per le nuove tecnologie;
- internet è sicuramente una importante risorsa educational per i bambini. Attività come i giochi online non devono però essere considerate una perdita di tempo, perché spesso diventano per i piccoli utenti il primo passo verso forme di espressione più creative sul web;
- più aumenta l’uso di internet da parte di bambini e ragazzi (e quindi le opportunità) più aumentano i rischi;
- generalmente sono gli adolescenti a essere più esposti ai rischi di internet;
- tra i Paesi europei in cui i bambini sono esposti a maggiori rischi ci sono dunque quelli in cui internet si usa di più: Olanda, Norvegia e Regno Unito;
- l’Italia è classificata come Paese con un basso uso di internet da parte dei bambini e un basso tasso di rischio;
- I Paesi dell’est nuovi membri dell’Unione Europea presentano alti rischi per i bambini online a fronte di un uso di internet medio/basso.
- nei Paesi europei sono diverse anche le strategie attraverso cui i genitori cercano di proteggere i loro bambini. In Paesi come Danimarca, Olanda, Estonia e Svezia i genitori applicano più regole all’uso di internet che a quello della TV. Succede invece il contrario in Italia, Spagna, Polonia e Austria.

Per approfondire:
il rapporto di EU Kids Online Comparing Children’s Online Opportunities and Risks across Europe

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Rapporto 2008 dell’Osservatorio Contenuti Digitali: bambini italiani divisi tra TV, internet e videogiochi

L’Osservatorio Permanente Contenuti Dgitali ha pubblicato il suo Rapporto 2008. Lo studio rileva un fatto ben noto a chi si occupa di internet e nuove tecnologie: rispetto ad altri Paesi europei l’Italia è ancora molto indietro nel consumo di contenuti digitali. Solo il 31% della popolazione utilizza la Rete in modo abituale, contro un 65% che preferisci strumenti più tradizionali come TV, la radio, i cd e i libri.

Mentre la fascia d’età 35-54 anni è quella con più potenzialità di crescita, le nuove generazioni (e in particolare i bambini sotto i 14 anni) hanno la dieta mediatica più diversificata. Mentre la TV continua a richiamare molto l’attenzione dei giovani (tempo medio 1h e 45 minuti al giorno), cresce il tempo trascorso sulle consolle dei videogiochi ( in media 40 minuti) e sui pc (circa 1 ora al giorno). Si affermano sempre di più tra i giovanissimi i social network, i forum, i blog, la messaggistica istantanea e gli user generated content.

Nonostante infatti vi sia da parte delle famiglie una grande attenzione nella formazione dei loro figli, lo studio evidenzia una grande difficoltà nella capacità di affiancare i figli nella loro crescita dell’utilizzo delle nuove tecnologie. I ragazzi preferiscono infatti prendere come modello di riferimento i coetanei. Questo probabilmente determinerà la crescita di un determinato tipo di consumatori nei prossimi anni: i Technofan, ovvero coloro che usano la tecnologia come gioco e sono interessati ai nuovi gadget per un uso perlopiù strumentale.

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I videogame fanno bene (e tutti i bambini lo sanno)

Tutti i bambini (o quasi) giocano con i videogame. Non è un luogo comune, ma il risultato di una ricerca del Pew Internet & American Life Project secondo cui il 97% dei bambini e ragazzi americani giocano con i videogiochi. Lo studio non ha inoltre rilevato differenze tra maschi e femmine, egualmente interessati alle console e ai giochi online. Chi gioca lo fa spesso: 50 % degli intervistati ha dichiarato di aver giocato con un videogame il giorno prima.

Particolarmente significativo è un altro risultato emerso dall’indagine: i videogame fanno bene, almeno secondo gli studiosi del Pew Internet & American Life Project. La maggior parte dei ragazzi quando gioca lo fa in compagnia, cioè assieme a un amico in carne ed ossa oppure online. I giocatori di videogame, contrariamente alle aspettative, sarebbero dunque persone molto socievoli, capaci di usare in modo appropriato diversi mezzi di comunicazione.

Il Pew Internet & American Life Project salva inoltre i videogame violenti. Joseph Kahne, uno degli autori dello studio, dichiara che giochi come Halo, pur contenendo scene violente, “offrono ai giocatori l’opportunità di collaborare l’uno con l’altro superiori alla media”.

E genitori? Secondo il 62% dei genitori la passione per i videogame non ha influenzato il comportamento del proprio bambini, né in positivo né in negativo, mentre il 19% dichiara coraggiosamente che hanno avuto un’influenza positiva.

Per approfondire:
lo studio del Pew Internet & American Life Project sull’uso dei videogame tra bambini e adolescenti

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Sempre più numerosi i mondi virtuali per bambini

Il mondo sembra essere sempre più virtuale per i bambini. Secondo uno studio di Virtual World News ci sono più di 150 giochi di ruolo online che si rivolgono ai minori di 18 anni: 95 sono già online, mentre 68 sono in fase di sviluppo e test. Ad aprile erano 100 i MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game) accessibili per i giovanissimi.

I tweens sono il target principale per questi universi online: secondo Virtual World Management ci sono 88 mondi virtuali dedicati ai pre-adolescenti. Seguono i bambini con 72 giochi di ruolo online e poi gli adolescenti con 60.

I risultati dello studio saranno presentati nel dettaglio a Virtual World Kids, sezione dedicata ai più piccoli del Virtual World Expo che si terrà a Los Angeles dal 3 al 4 settembre.

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Tra i pre-adolescenti internet batte la TV

I pre-adolescenti preferiscono il web alla TV. Secondo una ricerca svolta negli Stati Uniti da DoubleClick Performics negli Stati Uniti, l’83% dei tweens passa almeno un’ora al giorno collegata a internet, mentre solo il 68% dichiara di guardare almeno un’ora di TV.

Tra gli altri risultati dello studio:
- il 40% dei prea-dolescenti dichiara di cercare online informazioni sui prodotti che hanno visto pubblicizzati su altri media;
- il 78% preferisce Google per le proprie ricerche, mentre il 14% usa Yahoo;
- più di un terzo dei ragazzi intervistati dichiara che i risultati delle ricerche online sui prodotti influenza la loro decisione di acquisto;
- la categoria di prodotti che più interessa i tweens è l’abbigliamento, seguito dall’elettronica e dagli aggetti di arredamento;
- il 70% dei pre-adolescenti ha almeno un profilo su social network;
- meno del 40% dichiara di leggere quotidianamente un blog.

Fonte:
l’articolo di Marketing Charts sulle abitudini online dei tweens

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